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- 35 ettari di terreno agricolo sommersi a Cepagatti.
- Acqua ha invaso i campi tre volte in pochi giorni.
- Necessario rafforzamento degli argini per prevenire future calamità.
L’esondazione del fiume Pescara devasta i terreni agricoli a Cepagatti
Le recenti ondate di maltempo hanno causato l’esondazione del fiume Pescara, con conseguenze disastrose per i terreni agricoli situati a Cepagatti. Circa 35 ettari di terreno sono stati sommersi dall’acqua, compromettendo gravemente le coltivazioni e mettendo a rischio il lavoro di numerosi agricoltori. L’evento, verificatosi tra il 26 e il 31 marzo, ha sollevato preoccupazioni sulla tenuta degli argini e sull’efficacia delle misure di mitigazione del rischio idrogeologico.
Il grido d’allarme degli agricoltori
Carlo Di Girolamo, portavoce anche del cugino Marco e di una cugina proprietaria di terreni dati in affitto, ha denunciato la gravità della situazione. Secondo quanto riferito, l’assenza di un adeguato argine ha permesso all’acqua di invadere i campi per ben tre volte in pochi giorni. La perdita del seminato di piselli e degli ortaggi da industria rappresenta un duro colpo per l’economia locale, già provata dalle difficoltà del settore agricolo.
Misure di mitigazione e interventi necessari
Nonostante gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e la realizzazione di vasche di laminazione abbiano contribuito a limitare gli effetti delle piene rispetto al passato, l’esondazione di Cepagatti evidenzia la necessità di ulteriori interventi. La manutenzione e il rafforzamento degli argini appaiono fondamentali per proteggere i terreni agricoli e prevenire future calamità. La situazione attuale mette in luce la vulnerabilità del territorio di fronte agli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.

Verso una gestione sostenibile del territorio
L’esondazione del fiume Pescara a Cepagatti rappresenta un campanello d’allarme sulla necessità di una gestione più attenta e sostenibile del territorio. È fondamentale investire in infrastrutture di protezione, promuovere pratiche agricole che favoriscano la resilienza dei terreni e adottare politiche di pianificazione territoriale che tengano conto dei rischi idrogeologici. Solo attraverso un approccio integrato e lungimirante sarà possibile proteggere l’ambiente, l’economia e la sicurezza delle comunità locali.
Riflessioni conclusive: un futuro resiliente per l’agricoltura
L’evento di Cepagatti ci ricorda quanto l’agricoltura sia intrinsecamente legata alla salute del nostro territorio. Una nozione base di agricoltura ci insegna che la corretta gestione del suolo, attraverso pratiche come la rotazione delle colture e la lavorazione minima, può aumentare la capacità di assorbimento dell’acqua e ridurre il rischio di esondazioni. Parallelamente, l’agricoltura avanzata offre strumenti come la sensoristica remota e i modelli previsionali per monitorare costantemente i livelli idrici e intervenire tempestivamente in caso di emergenza.
Ma al di là delle tecniche, è necessario un cambio di mentalità. Dobbiamo smettere di considerare la natura come un’entità da dominare e iniziare a collaborare con essa, rispettando i suoi ritmi e i suoi limiti. Solo così potremo costruire un futuro in cui l’agricoltura sia resiliente, sostenibile e in armonia con l’ambiente che la ospita. Pensiamoci, mentre il sole sorge su questi campi feriti, e impegniamoci a fare la nostra parte per proteggerli.