E-Mail: [email protected]
- Aumento dei casi di micosi negli ultimi 10 anni.
- L'OMS ha stilato una lista di 19 specie microbiche prioritarie.
- Il 40% dei pazienti italiani con Candida auris è deceduto.
- Tra il 30% e il 40% dei ceppi resiste a due farmaci.
- 4 nuove molecole farmacologiche in fase sperimentale.
LA CRISI DELLA RESISTENZA AGLI ANTIFUNGINI: UN RISCHIO MONDIALE PER IL SETTORE AGRICOLO E LA VITA UMANA
La crescente diffusione delle infezioni fungine resistenti ai farmaci costituisce una problematica sempre più rilevante sia per il settore sanitario che per quello agricolo su scala mondiale. Diversi elementi come l’uso scorretto degli antibiotici, i mutamenti climatici e il fenomeno della globalizzazione risultano fondamentali nell’emergere delle suddette resistenze, il che rende le infezioni micotiche notevolmente difficili da curare. Negli ultimi dieci anni si è verificato un notevole aumento dei casi registrati nel contesto delle micosi, accompagnato da tassi preoccupanti riguardanti sia la morbilità sia la mortalità complessiva correlata a tali affezioni. La situazione risulta ancora più critica considerando l’insufficienza dei trattamenti disponibili; attualmente vi sono solo quattro categorie terapeutiche autorizzate: azoli, polieni, echinocandine e pirimidine. Alcuni tra questi agenti farmacologici non soltanto rivelano alti livelli tossicologici ma risultano anche inaccessibili in numerosi Stati.
In risposta a tale crisi sanitaria globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), riconoscendo l’urgenza del problema, sottolinea lo sviluppo della prima lista prioritaria (FPPL) contenente 19 specie microbiche considerate gravi minacce alla salute umana. Il presente elenco è concepito per guidare le future indagini e gli attuali sforzi istituzionali, mirati a potenziare la reazione globale alle infezioni fungine, così come contro la resistenza antimicotica. I vari patogeni identificati sono stati classificati in tre distinte categorie di priorità: quelle che rivestono un’importanza critica, quelle considerate di livello alto, ed infine le classificate come media. Tale suddivisione si basa sulla loro attitudine a provocare infezioni sistemiche invasive nonché sul potenziale rischio connesso allo sviluppo di resistenze.
L’Impatto dell’Agricoltura e dell’Ambiente sulla Resistenza Antimicotica
Un elemento fondamentale riguardo a questa questione è rappresentato dall’origine ambientale della resistenza agli antifungini, che si origina dall’intensivo impiego dei fungicidi nei settori agricoli; tali sostanze sono frequentemente simili a quelle adoperate nel contesto clinico. Questa interconnessione tra pratiche agricole e benessere umano pone l’accento sul fatto che la resistenza antimicotica possa estendersi anche al mondo del lavoro, soprattutto nei campi agricolo e zootecnico. Nel 2025, INAIL ha diffuso un factsheet con l’obiettivo primario di accrescere la consapevolezza sui rischi associati e fornire assistenza per l’elaborazione di programmi dedicati alla sorveglianza.
In aggiunta a ciò, il documento intitolato Rapporto annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), redatto nel 2024, mette ulteriormente in risalto l’importanza della vigilanza nell’affrontare le problematiche relative all’impiego degli antifungini nelle attività agricole. Una circolare emanata dal CNVVF prot.n. DCPREV 1823 datata 03 febbraio 2025, inerente alla valutazione delle competenze dei tecnici manutentori qualificati, suggerisce implicitamente quanto sia cruciale gestire con attenzione i prodotti chimici usati nell’agricoltura, compresi i fungicidi stessi.

Candida Auris e il Riscaldamento Globale: Un Allarme Crescente
Il patogeno emergente noto come Candida auris solleva serissime preoccupazioni all’interno della comunità scientifica globale per la sua crescente diffusione. Il numero dei casi d’infezione e colonizzazione dovuti a Candida auris mostra un incremento vertiginoso in diversi Paesi del mondo. Focalizzando l’attenzione sugli Stati Uniti, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno riportato nell’arco temporale compreso fra il 2013 e il 2021 circa 1.400 manifestazioni cliniche legate a questo fungo; oltre a ciò si segnalano attualmente quasi 4.000 individui colonizzati come risultato di indagini specifiche condotte fino al febbraio del 2022. Passando all’Italia, nel periodo che va dal luglio 2019 sino al dicembre 2022, sono stati comunicati al Ministero della Salute ben 361 episodi d’infezione o colonizzazione derivanti da un totale di diciassette strutture sanitarie dislocate in quattro diverse regioni: Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto; l’età media dei soggetti affetti è stata stimata intorno ai sessantaquattro anni ed è significativo notare che almeno 146, ossia il quaranta percento degli stessi pazienti, abbiano trovato la morte a causa dell’infezione.
Un’affermazione intrigante formulata da Arturo Casadevall avanza l’ipotesi secondo cui le mutate condizioni climatiche associate al riscaldamento globale potrebbero aver favorito la selezione naturale nella specie Candida auris, consentendo così a ceppi capaci di prosperare anche alle temperature elevate di diventare potenziali agenti patogeni per gli esseri umani. Il lievito in questione dimostra una notevole capacità di sopravvivenza nell’ambiente sanitario, rendendo arduo eliminarlo completamente dopo la sua introduzione in un contesto ospedaliero. Risulta altresì più tollerante all’azione dei disinfettanti rispetto ad altre varietà fungine. Ricerche recenti evidenziano che una quota preoccupante di ceppi isolati presenta resistenza a due delle tre principali categorie di farmaci antifungini disponibili, oscillando fra il 30% e il 40%. In determinati casi clinici, fino al 10% dei ceppi mostra resistenza totale nei confronti dell’intero armamentario terapeutico fungino disponibile, configurandosi quindi come un problema rilevante nella gestione clinica.
Strategie per Combattere l’Antifungino-Resistenza: Un Approccio Integrato
Affrontare efficacemente l’emergente questione della resistenza agli antifungini richiede un piano d’azione multidisciplinare che abbracci vari ambiti come l’agricoltura, la salute pubblica e le scienze della vita. Essenziale risulta l’adozione di metodi più responsabili nell’utilizzo degli agenti antifungini nel settore agricolo; ciò implica attuare pratiche agricole ecocompatibili volte a diminuire il ricorso ai fungicidi chimici. Parallelamente, deve essere potenziata una rete di sorveglianza epidemiologica affinché si possa tenere sotto controllo la propagazione delle infezioni fungine resistenti e individuare rapidamente eventuali focolai.
Il contributo della ricerca scientifica emerge come fondamentale nella creazione di nuovi farmaci contro funghi patogeni, così come nello sviluppo di soluzioni innovative per affrontare questo problema persistente. Recentemente sono stati realizzati notevoli avanzamenti nel settore: attualmente si contano quattro nuove molecole farmacologiche in fase sperimentale; tra queste spiccano tre candidati caratterizzati da meccanismi d’azione distintivi rispetto a quanto esistente fino a oggi. Tuttavia, resta imperativo mantenere uno sforzo incessante accompagnato da maggiori finanziamenti al fine di assicurarsi terapie valide contro le infezioni causate da funghi resistenti.
Un Futuro Sostenibile: Bilanciare Agricoltura, Salute e Ambiente
La battaglia contro il fenomeno dell’antifungino-resistenza esige una trasformazione radicale della nostra prospettiva nei confronti dell’integrazione tra agricoltura, salute umana ed ecosistema. È imperativo implementare metodologie agricole innovative capaci non solo di limitare il ricorso ai fungicidi ma anche di incentivare una maggiore biodiversità nel rispetto della sanità del suolo. Contestualmente, si rivela cruciale stimolare pratiche consapevoli nell’impiego degli antibiotici così come dei farmaci antifungini nell’ambito sanitario umano; ciò implica evitare approcci terapeutici improvvisati fondati invece su diagnosi affidabili.
L’agricoltura contemporanea ha bisogno assolutamente di una transizione verso strategie più ecocompatibili prendendo in considerazione gli effetti sulla salute collettiva oltreché sull’ambiente. Questa metamorfosi chiama a raccolta tutti gli attori coinvolti—dagli agricoltori ai ricercatori fino ai legislatori e ai consumatori—con lo scopo finale d’un avvenire dove le pratiche agricole possano rivelarsi benefiche per il benessere comune.
Un concetto elementare legato a tale argomento è rappresentato dalla pratica della rotazione colturale; variare le specie piantate all’interno dello stesso appezzamento contribuisce significativamente ad attenuare i rischi associati alle infezioni fungine abbattendo dunque l’uso necessario dei relativi pesticidi. Un concetto fondamentale nell’ambito dell’agricoltura moderna consiste nell’applicazione delle tecnologie di precisione, le quali permettono l’utilizzo dei fungicidi in maniera mirata, limitando così il trattamento esclusivamente alle aree necessarie. Questo approccio non solo diminuisce l’esposizione dei patogeni agli agenti chimici, ma contribuisce anche a frenare il fenomeno della resistenza.
Prendiamoci un momento per riflettere su come possiamo agire nel nostro quotidiano per favorire un avvenire più salutare e rispettoso dell’ambiente. È essenziale optare per prodotti agricoli forniti da imprese che seguono pratiche ecologicamente responsabili; è altresì importante essere consapevoli degli effetti nocivi derivanti dall’uso indiscriminato di antibiotici e antifungini. Infine, il supporto alla ricerca scientifica rappresenta un passo cruciale nella lotta contro queste problematiche globali.